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Sommario
Storia della Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola
La costruzione della Chiesa di Sant’Ignazio è avvenuta nel 1626, in seguito all’alto afflusso di studenti al collegio Romano, quando sorse la necessità di avere maggiore spazio. Infatti, l’edificio non doveva essere utilizzato per il pubblico culto, bensì adibito a luogo di studio. Fu così che, sulla Chiesa dell’Annunziata, cominciò ad essere edificata la Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, dedicata al fondatore della compagnia di Gesù. La struttura venne attribuita a diversi architetti, tra cui Domenichino, Girolamo Rainaldi ed Alessandro Algardi, ma la paternità del disegno della chiesa si deve al gesuita Orazio Grassi, tra coloro che hanno partecipato al progetto si distingue il nome di Carlo Maderno. L’intera opera è stata sovvenzionata dal vescovo, Ludovico Ludovisi, nipote di Gregorio XV, come dimostra l’iscrizione sulla facciata.
La Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola è ispirata allo stile della vicina chiesa di Gesù con una particolare facciata, infatti è possibile ammirare la struttura divisa in due ordini, il superiore e l’inferiore. Nella parte sottostante si distinguono tre diverse aperture che costituiscono le entrate della chiesa, sopra le porte si possono scorgere timpani curvilinei impreziositi da festoni. La porta centrale è affiancata da due colonne con capitelli corinzi, nella parte superiore è situata una grande finestra che permette alla luce di entrare in modo da illuminare la navata ed all’estremità ci sono delle grandi volute riverse.

Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola
Le meraviglie nascoste all’interno della chiesa
Entrando nella Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola è possibile notare la pianta a croce latina and tre cappelle per lato comunicanti tra loro. Gli interni sono veramente ricchi, vi sono marmi policromi, diversi dipinti, stucchi e numerosi altari che rendono la chiesa sfarzosa. Di particolare pregio è la volta dipinta che rappresenta “l’ascesa di Sant’Ignazio di Loyola in paradiso” e la finta cupola all’incrocio del transetto, entrambe di paternità di Andrea Pozzo.
All’interno della struttura si trovano diversi luoghi di sepoltura, posti nelle diverse cappelle, attribuiti ai Santi della Compagnia di Gesù, come Luigi Gonzaga, Roberto Bellarmino, Giovanni Berchmans e Padre Felice Maria Cappello, gesuita e docente della Pontificia Università Gregoriana per il quale è in corso la causa di beatificazione. A San Luigi Gonzaga nel transetto è dedicata una pala di marmo che ne rappresenta l’ascesa al cielo con sopra le allegorie di Penitenza e Purezza, mentre i resti del santo sono raccolti all’interno di un’urna di lapislazzuli, posta sotto l’altare.
La volta dipinta
La volta dipinta da Andrea Pozzo consiste in un grande affresco che sta al centro del tetto della chiesa. Questi dipinti rappresentano le numerose attività svolte dagli apostoli della Compagnia di Gesù in giro per il mondo. L’intento di Pozzo è quello di utilizzare le prospettive per raffigurare sulla volta una sorta di spazio infinito. Tra le varie pitture raffigurate, ha un ruolo di particolare rilievo quella che rappresenta la Gloria di Sant’Ignazio di Loyola sorretto dagli angeli e situato proprio al centro della volta. Alle estremità della volta, Pozzo raffigura i mezzi adoperati da Sant’Ignazio di Loyola per le conversioni, quali l’amore di Dio ed il timore dei castighi divini. Meritevole di nota è anche l’immagine che raffigura San Francesco Saverio che guida verso il cielo le anime convertite in Asia.
Anche il Presbiterio e l’abside sono opere di Andrea Pozzo, famosi per gli effetti prospettici adoperati. Attenzionando l’abside, pare di vedere una parete poligonale che in realtà è concava e numerose pitture, che rappresentano scene fondamentali della vocazione di Sant’Ignazio e della Compagnia di Gesù come l’assedio di Pamplona ed il servizio agli appestati.
La finta Cupola di Andrea Pozzo
Una delle opere più famose di Andrea Pozzo è, senza ombra di dubbio, la finta cupola, la quale genera in chi la osserva, stando in piedi sotto, sensazioni di stupore e meraviglia. Andrea Pozzo in quest’opera è riuscito a raffigurare una finta architettura tramite le prospettive ottenute con la pittura. Il suo obiettivo è quello di spostare il punto di fuga della prospettiva verso la volta della navata in modo da catturare l’attenzione del visitatore, che ne viene letteralmente rapito avanzando lungo la navata della chiesa.
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