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January 12, 2026Se ci fermiamo a riflettere sul significato profondo del dono, scopriamo che esso non nasce con il Natale cristiano né con la modernità dei pacchetti colorati sotto l’albero. Il gesto di offrire qualcosa a qualcuno, un oggetto, un rametto di alloro, un simbolo, è antico quanto il desiderio umano di esprimere buoni auspici, affetto, rispetto. Persino nella Roma arcaica e imperiale il dono non era un semplice oggetto consegnato di mano in mano, ma un atto carico di significati politici, sociali e spirituali, un modo per tessere relazioni, stringere alleanze, segnare onori e successi. In quelle piazze, tra consumi e cerimonie, i regali assumevano un valore diverso da quello materiale, quasi una parola visibile tra gli uomini che abitavano il mondo.
Gli scambi festivi dei Saturnali, la grande festa che precedeva il solstizio d’inverno, erano un momento in cui la gerarchia si stemperava e antichi riti di scambio prendevano forma. In quei giorni i Romani si scambiavano le strenne, piccoli doni di buon augurio che potevano essere oggetti d’uso quotidiano o simbolici talismani di felicità e buona sorte. Il termine stesso “strenna”, che ancora oggi in italiano indica i regali natalizi o le strenne editoriali (libri pensati come doni), deriva da un rito legato alla dea Strenia, divinità sabina della prosperità e dell’inizio dell’anno, i cui ramoscelli venivano raccolti perché portatori di buona fortuna all’inizio del nuovo ciclo del tempo. E non si trattava solo di piccoli doni per amici e parenti. All’interno della cultura romana, la pratica di regalare significava molto: l’imperatore stesso poteva distribuire congiaria, doni di monete o vivande, alla folla come segno di generosità e cura del popolo, incarnando la virtù della liberalitas, la grande qualità di dare per il bene della comunità.
Sommario
L’alloro che incorona la vittoria e nomina chi dona

Alloro
Tra tutti i simboli vegetali che l’antichità ci ha trasferito, l’alloro occupa un posto speciale, perché da esso deriva una delle parole che usiamo quotidianamente quando parliamo di successo, merito e onore. La nocciola e robusta pianta sempreverde Laurus nobilis, conosciuta come alloro, era per i Greci e poi per i Romani un simbolo di gloria, potenza e successo. Nella mitologia greca il dio Apollo, innamoratosi della ninfa Dafne, la vide trasformata in un albero di alloro per sfuggire alle sue attenzioni; da allora, Apollo stesso posò una corona di alloro sulla sua testa, consacrando la pianta come emblema di irrigidita memoria per i poeti, gli artisti e i vincitori.
I Romani adottarono pienamente questa tradizione, intrecciando rami di alloro per creare le celebri corone che ornano la fronte di generali vittoriosi, di imperatori trionfanti, di uomini illustri che avevano conseguito onori militari o civili. Quella corona che oggi immaginiamo nei quadri antichi, simbolo di trionfo e di potere, era fatta di alloro perché la pianta stessa veniva associata all’eternità, alla gloria duratura e alla protezione divina. Ed è proprio da questo gesto, da questa corona vegetale che si innesta la parola laurea. Nel mondo accademico italiano moderno, come in molte tradizioni universitarie internazionali, lo studente che ha concluso gli studi viene simbolicamente crownato di alloro, ricevendo corone o ghirlande che ricordano quelle antiche. Il termine “laureato” deriva direttamente da laurus, il nome latino dell’alloro.
Così succede che il dono stesso entri nel nostro linguaggio: il gesto di porgere un ramo, una corona, un segno verde non è solo un regalo fisico, ma una forma di augurio, di riconoscimento e di memoria. L’alloro non era un semplice ornamento, ma l’emblema di un significato più profondo: il legame tra chi dona e chi riceve, tra successo e futuro, tra memoria e promessa.
Il dono come rituale che attraversa i secoli

Alloro
Questa eredità antica non si è persa del tutto. Anche nel nostro Natale moderno, sebbene i regali siano diventati spesso semplici gesti consumistici, sotto la carta colorata pulsa una traccia di quegli antichi significati. Il dono, più di ogni altro oggetto, continua a desiderare di essere qualcosa di più di un oggetto materiale: è augurio, legame, promessa. Come l’alloro di chi veniva incoronato, e che oggi incorona con leggerezza momenti di passaggio nella vita di ciascuno.
Guardare al dono con occhi antichi ci permette di riscoprire il valore nascosto nei piccoli gesti: un ramo ben scelto, un libro dedicato con cura, una parola scritta su un biglietto che accompagna il nostro regalo. Tutto questo affonda le sue radici in una cultura che faceva del dono un’espressione di generosità autentica, una pratica che parlava il linguaggio del cuore oltre che quello dell’atto sociale. In un Natale che sempre più sembra veloce e superficiale, riscoprire l’essenza di quei regali antichi e dei simboli che li accompagnavano, come l’alloro, può essere un modo per ritrovare il senso profondo della condivisione e dell’augurio.
Un gesto che viene da lontano
Passeggiare per Roma durante le feste significa immergersi in una città che conosce il valore dei simboli. Ogni portone decorato, ogni ramo di alloro appeso con discrezione, ogni piccolo dono che ci si scambia tra conoscenti affonda le sue radici in una storia lunga e stratificata, che la città custodisce con naturalezza. Chi soggiorna da 94 Rooms Vatican può respirare questa tradizione semplicemente uscendo a piedi, percorrendo i luoghi in cui il gesto del dono ha preso forma secoli fa, tra templi, cortili e antiche botteghe. Qui, l’ospitalità non è mai solo accoglienza, ma una forma sottile di generosità. Come l’alloro, che profuma l’aria e incorona i momenti importanti, anche un piccolo soggiorno può trasformarsi in un gesto da ricordare. Un dono, appunto.





